La Scena delle Donne
La marginalità delle donne in ambito culturale, soprattutto teatrale (vedi link https://www.amleta.org/mappatura/) è ancora frutto della mancanza di una tradizione e trasmissione del contributo culturale femminile. Le donne infatti sono state le grandi assenti della storiografia, un’omissione della cultura che, nonostante gli ostacoli frapposti alla loro affermazione, le donne riuscirono comunque in ogni epoca ad esprimere, dando in vari modi il loro apporto alla società. Solo da circa 50 anni è incominciato il recupero della presenza femminile nella società e nella cultura del passato, avviato dalle donne che cercavano un retroterra storico per fondare un’identità collettiva di genere, continuato ad opera di studiose e studiosi con la riscoperta, tuttora in atto, delle scrittrici del passato, che erano rimaste escluse dalla tradizione e la cui assenza ha fatto mancare un riferimento che avrebbe potuto dare forza, energia e dignità alle aspirazioni artistiche delle donne. La rassegna ha l’intento di valorizzare la CREATIVITÀ TEATRALE FEMMINILE sia per la drammaturgia contemporanea che per la regia creando occasioni di visibilità per registe, drammaturghe ed attrici e far conoscere le loro produzioni, con l’intento di colmare il gap che vede ancora gli spettacoli femminili meno rappresentati sulla scena italiana, nonostante le numerose e variegate proposte artistiche femminili di qualità. Si vuole anche testimoniare l’effervescenza femminile nel teatro comico che può coinvolgere maggiormente il largo pubblico alle tematiche messe in scena dalle donne. Di sostenere le giovani artiste con il CONCORSO LA GIOVANE SCENA DELLE DONNE con l’obiettivo di valorizzare le nuove generazioni di donne in vista di un rinnovamento generazionale della scena italiana. Si vuole stimolare le giovani artiste a sperimentare la loro arte ed a produrre spettacoli di carattere innovativo su temi che mettano in scena il mondo femminile e, da questo anno, anche il tema delle frontiere intese come separazioni e congiunzioni sia fisiche, geografiche che culturali, ed infine contrastare la VIOLENZA SULLE DONNE e avviare un cambiamento culturale attraverso il teatro per il superamento della cultura patriarcale. L’obiettivo è quello di far si che gli uomini si sentano maggiormente coinvolti e partecipi nella lotta alla violenza sulle donne, proponendo proposte teatrali con riflessioni ed elaborazioni maschili su questo tema e coinvolgendo soprattutto il pubblico giovanile.
La Rassegna 2026

VENTIDUE EDIZIONI E ANCORA MOLTISSIMO DA DIRE
La Scena delle Donne torna e apre il teatro a voci, corpi, storie, visioni. Donne che scrivono, dirigono, recitano, inventano, fanno ridere, provocano, ricordano, mettono in discussione ciò che sembrava già detto. Donne diverse per età, percorsi, linguaggi, esperienze. Una scena viva, inquieta, libera.
Lo scorso anno siamo partite dalla madre e dalla maternità, una delle grandi matrici della differenza femminile. Quest’anno allarghiamo lo spazio. Nessun tema a delimitare il campo: tutte le parole possono entrare in scena.
E allora ci saranno il mito e la vita quotidiana, le streghe e le scienziate dimenticate, la ribellione e la comicità, la pace e il lavoro, la giovinezza e il diritto di invecchiare, le donne che hanno fatto la storia e quelle le cui storie sembrano non avere lasciato traccia. Senza dimenticare quella matrice che attraversa l’esperienza femminile.
Tutto questo prenderà forma tra ottobre e dicembre 2026, con un affaccio nel 2027, a Pordenone e nel territorio regionale attraverso spettacoli, incontri, letture, performance, laboratori, incursioni e occasioni di confronto. Artiste affermate e giovani autrici, memoria e contemporaneità, parola e corpo, pensiero e divertimento.
Portare in scena tutto questo significa generare nuovi immaginari e aprire nuovi spazi, in una realtà in cui la disparità di genere è ancora presente.
Le donne parleranno, racconteranno, creeranno, si mostreranno.
E da tutte queste voci e questi sguardi possiamo cominciare a immaginare un mondo diverso.
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Rete per la parità di genere nelle arti performative
Incontro Nazionale Operatrici dello spettacolo | 12 settembre 2021
Parità di genere nelle arti performative è stato un incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo, che si è svolto a Pordenone, nell’ambito de ``La scena delle donne``, festival promosso da Bruna Braidotti e la Compagnia Arti e Mestieri, all’interno dell’ex Convento di San Francesco di Pordenone in modalità ibrida, con parte delle relatrici e partecipanti in collegamento Zoom.

Nuova edizione del libro “La scena delle donne`` di Emilia Costantini e Mario Moretti
Dopo trent’anni, una storia delle donne in teatro è di nuovo disponibile
Dopo trent’anni, una storia delle donne in teatro è di nuovo disponibile sugli scaffali delle librerie. Presentato alla XXIII edizione di “pordenonelegge”, in collaborazione con la Compagnia di Arti e Mestieri, “La scena delle donne” di Emilia Costantini e Mario Moretti, con la prefazione di Dacia Maraini, pubblicato per la prima volta nel 1992 da BeaT entertainmentart, torna in libreria con un aggiornamento che comprende interventi di Maria Letizia Compatangelo, Patrizia Monaco, Alina Narciso e Bruna Braidotti, donne autrici, registe, saggiste, direttrici artistiche, che da almeno due decenni, insieme ad altre numerose realtà sparse sul territorio nazionale, si impegnano per un riequilibrio della presenza femminile sul palcoscenico e dietro le quinte, una lotta che ha preso la forma di una vera e propria rete, “La Rete per la parità di genere nelle arti performative”. Per due millenni, dal 500 a.C., cioè dall’epoca della grande fioritura del teatro greco, fino al Cinquecento in cui fioriva la Commedia dell’Arte, alle donne è stata vietata la pratica teatrale, sia come attrici sia come autrici. Indagare sui motivi di questa esclusione è stato uno dei fondamenti di questo libro, il quale ancora oggi è l’unico testo in grado di fornire una mappa della creatività teatrale delle donne, molto spesso sommersa o chiusa nell’umbratile pace dei conventi, o addirittura dimenticata, messa in cantina per pigrizia intellettuale. Questa storia di parole dette, quindi, vuole essere anche uno studio sulle parole non dette o tenute prigioniere da secolari convenzioni o divieti. Analizzate nella loro collocazione storica, le opere drammaturgiche firmate da donne, - dai ditirambi di Prassilla alle linde operette morali di Rosvita, dagli intriganti e colti canovacci “all’improvviso” di Isabella Andreini, alle vivacissime commedie della turbolenta Aphra Behn, dal teatro rivoluzionario francese alle pièces sociali di Georges Sand, dai drammi “assurdi” di Margherite Duras ai best-sellers americani, fino a Dacia Maraini ed al teatro di militanza femminista - rappresentano in questa ricerca le dirette testimonianze di una condizione sociale tenuta per secoli in stato di cattività creativa. In questa prospettiva, uno sguardo panoramico sulla cultura teatrale femminile del mondo occidentale diventa, per estensione, storia della società umana e dei suoi codici, delle sue contraddizioni, delle sue insofferenze e delle sue sofferenze tenute all’oscuro. L’illuminante testo di Emilia Costantini e Mario Moretti (scomparso nel 2012) con la prefazione di Dacia Maraini, viene integrato da tre contributi scritti da altrettante importanti voci del teatro femminile italiano, per un totale di 271 pagine. L’”Introduzione alla seconda edizione” (pagg. 9-30) è a cura di Maria Letizia Compatangelo, drammaturga, saggista e Presidente del Centro Nazionale di Drammaturgia Italiana Contemporanea – Cendic, la quale, attraverso un’analisi accurata degli ultimi trent’anni, isola e mette in luce le caratteristiche che hanno contraddistinto il teatro femminile a partire dagli anni Novanta, prima fra tutte una grande autonomia produttiva. La scena delle donne, dall’ultimo decennio del secolo scorso in poi, ha visto spesso in opera una parte considerevole di registe che sono anche attrici, drammaturghe, e persino, oltre a queste attività, svolgono la funzione di direttrici artistiche e organizzatrici di festival e rassegne, promuovendo uno sguardo femminile non solo in teatro, ma anche nella società. Da Emma Dante con la sua Compagnia Sud Costa Occidentale, alle registe Veronica Cruciani e Cristina Pezzoli, ad André Ruth Shammah, che da decenni dirige il Teatro Franco Parenti di Milano, a Elena Bucci con la compagnia Le Belle Bandiere, a Lucia Calamaro con Malebolge, solo per citare i casi più famosi, ma non manca una ricognizione del lavoro certosino sui territori da parte di numerose altre realtà, come dimostrato dalla stessa Compagnia di Arti e Mestieri di Pordenone, che da diciotto anni cura il festival “La Scena delle donne”, che, quando ideato per la prima volta, intendeva ispirarsi e sdebitarsi proprio con il grande lavoro di scavo compiuto dal volume di Emilia Costantini e Mario Moretti. Il contributo di Patrizia Monaco, autrice per il teatro in Italia e all’estero e traduttrice, s’intitola “Esperienze degli anni novanta che aprirono la strada per fare rete nel nuovo millennio” (pagg. 240-245) e porta una testimonianza personale dall'interno, ripercorrendo il vivace fenomeno dell’associazionismo attraverso cui le donne, a partire dagli anni Novanta, hanno costruito e rivendicato il loro spazio sulla scena teatrale. Infine, in appendice al libro, ci sono altre due testimonianze, quelle dell’attrice, regista e direttrice artistica della Compagnia di Arti e Mestieri, madre del festival “La Scena delle donne” in Friuli Venezia Giulia, Bruna Braidotti, che ha anche promosso la riedizione del libro, e di Alina Narciso, drammaturga e regista della compagnia Metec Alegre che ha fondato fra Italia, Spagna e Sudamerica il festival biennale di drammaturgia femminile “La escritura de la/s diferencia/s”. Le due voci si alternano fra le domande della giornalista di teatro Renata Savo, in una conversazione dal titolo “«Pordenone chiama Napoli»: da un incontro a una Rete” (pagg. 246-268). Un viaggio nel tempo per raccontare i percorsi di due donne e operatrici teatrali, che hanno fondato due fra le più importanti vetrine dedicate alla scena femminile degli ultimi vent’anni. Le loro visioni talvolta convergono e si abbracciano, altre volte si differenziano e si completano, ma una cosa è certa: il loro incontro avvenuto nel 2006 ha gettato le basi per la costituzione di una grande rete, la ``Rete per la parità di genere nelle arti performative”. Lo strenuo lavoro della Rete ha portato nel 2022 all’inserimento nella nuova Legge Delega sullo Spettacolo (15 luglio 2022, n. 106) di misure attive per l’ambita parità di genere, in campo teatrale e, di riflesso, nella società.






















