Italia

SPETTACOLI PRODOTTI

05

Giugno

Il Racconto

Il testo dello spettacolo ha vinto il premio "DONNE E TEATRO" Roma 2007, con questa motivazione: "Testo che felicemente ripercorre momenti della storia italiana con sapiente organizzazione teatrale del materiale storico e linquistico. Notevole e raro esempio di teatro civile osservato con occhio femminile". Il voto alle donne in Italia nel '46 potrebbe essere definito "La rivoluzione della parità". Anche se raggiunto dopo diversi paesi europei, ha influito significativamente nella scrittura della nostra carta costi- tuzionale e nella affermazione dei diritti delle donne. Il voto delle donne ha aperto il contrastato cam- mino delle successive conquiste che sono state raggiunte anche in anni recenti e che sono ancora da raggiungere. Per raccontare questa storia di democrazia e riflettere sul controverso e difficile rapporto fra donne e politica fra personale e politico, lo spettacolo segue il filo dei ricordi di una donna battezzata con il nome Italia e della sorella Margherita.Dal fascismo ai giorni nostri, si delinea la storia dell'Italia secondo la particolare visione di una donna del popolo che insieme alla sorella è andata dal Friuli proprio negli anni della guerra a lavorare a Milano come cameriera. Si susseguono nei ricordi e rivivono sulla scena fatti e vicende che coinvolgono le due giovani ragazze friulane fra Milano, dove hanno modo di venire a contatto con i gruppi di difesa delle donne, il lago di Iseo ed il Friuli durante l'occupazione dei tedeschi e la resistenza. Il voto conclude i ricordi di questo passato epico e segna la svolta. Dopo, il mondo è cambiato. Chi raccoglie sorpresa questa testimonianza è la figlia di Italia che, come molte delle generazioni nate nel dopo guerra, non ha ricevuto la memoria della storia dei suoi genitori. Vi è stata generalmente una rimozione, infatti, e si è inceppata la trasmissione di una storia viva, magari studiata a scuola , ma da cui si è mantenuta una distanza emotiva, proprio perché spesso si è voluto dimenticare periodi di sofferenza e di patimento. Si compie quindi fra madre e figlia il recupero di una memoria che ridà senso alla vita di oggi, al significato di democrazia ed alla cittadinanza delle donne, percorso ancora non del tutto compiuto, ma che solo collo- cato nel suo iter storico può trovare forza ed energie per proseguire.

Note dell'autrice

Quando ho iniziato le ricerche e lo studio di una drammaturgia sul periodo storico che ha portato al voto delle donne il 2 giugno del 1946, lo stimolo maggiore che ha guidato il mio percorso è stato il pen- siero che le donne di quegli anni erano ragazze con i desideri, i sogni e le ingenuità di tutte le ragazze di tutti i tempi, anche se c'erano i bombardamenti e da un momento all'altro si poteva essere deportare come ebree in un campo di concentramento. Situazioni di vita distanti da noi, quando la fame era un reale problema quotidiano e le adolescenti friulane erano costrette ad andare nelle città a fare le cameriere e le balie, sono diventate così più vicine, più concrete, avremmo potuto essere noi quelle giovani ragazze che ora sono le nostre madri e le nostre nonne. Ho vissuto la mia infanzia negli anni del boom economico e i racconti familiari di miseria, di guerra, erano come zavorra di un passato da cui finalmente si era usciti. Anzi i continui rimbrotti materni contro lo spreco ("non si sa mai una guerra") il tener da conto tutto, diventavano un tormentone da sopportare con insofferenza. E così le vicende che la mia famiglia ha attraversato nel periodo della querra, non di- ventavano storia personale viva, ma si confondevano con le fotografie in bianco e nero di volti sempre sorridenti. C'è stata una rimozione collettiva del passato, segnato dalla miseria e dal dolore, di fronte ad un'improvvisa modernità, (in dieci anni si passa dal non aver neanche le scarpe alla 600 e alla televi- sione) che ha creato una frattura fra la mia generazione e quella precedente. Le vicende degli anni '60 e '70 poi hanno accentuato questa frattura: nella stagione politica degli anni '70 si poteva forse non co- gliere una continuità con il percorso storico vissuto sulla propria pelle dai propri genitori, più preoccu- pati di consolidare un benessere insperato che di inseguire il sogno di una vera democrazia e ideali di libertà, uguaglianza e giustizia. La resistenza rimaneva sullo sfondo di un mondo complesso sommerso da contraddizioni e problemi politici economici e sociali. La testimonianza delle donne che hanno vissuto quel periodo mi ha ridato invece quasi inaspettatamente la dimensione di una vitalità che non avevo percepito, che mi ha permesso di guardare a quel momento della nostra storia con un'emozione che mi riguardava da vicino attraverso la spensieratezza di due ragazze che affrontavano con la loro energia e gioventù il travagliato percorso del nostro paese verso la democrazia. A cosa serve la storia? Se non ci aiutasse a vivere sarebbe forse inutile quardare indietro nel tempo, oppure un mero esercizio di memoria. Così ci deve essere sembrato a scuola; i ragazzi e le ragazze in- fatti in genere non amano la storia, è sempre lontana dalla vita quotidiana e gli episodi che, a volte, vengono raccontati in famiglia, non appassionano, non si sedimentano, non diventano humus da cui si potrà sviluppare la vita individuale di ognuno...forse. Forse la storia invece ci appartiene nonostante l'apparente disinteresse. Forse le nuove generazioni, vituperate per telefonini, consumismo, bullismo, superficialità, hanno comunque raccolto l'eredità storica di tutte le generazioni che li hanno preceduti. D'altronde anche le generazioni passate hanno disconosciuto i padri e le madri per recuperarne infine l'essenziale e la sostanza, in un percorso di avanzamento a spirale in cui nel tornare indietro si recupera e si va avanti. Gli italiani e le italiane protagonisti e protagoniste della resistenza, non potevano che essere stati, d'altronde, durante il fascismo, giovani italiane e balilla, nel primo grande condizionamento di massa delle menti, ma questo non ha impedito che molti e molte di loro si siano dati poi con generosità nella lotta partigiana per far nascere la nostra Repubblica.

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