Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Se vuoi saperne di piu' o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy .

Racconti di una città industriale
di Bruna Braidotti
Collaborazione alle ricerche di Giulio Ferretti
Con Bruna Braidotti e Romano Todesco alla fisarmonica e chitarra


Il testo traccia l’evoluzione economica eccezionale di Pordenone, definita la Manchester d’Italia: dagli opifici settecenteschi mossi dall’acqua, alle filande, ai cotonifici fino all’ascesa dei grande colosso metalmeccanico la Zanussi, ma anche Locatelli e Savio, e le  altre  innumerevoli realtà produttive. Una città industriale con le sue contraddizioni, che si sono riflesse sulla struttura urbana e nelle stagioni della grande conflittualità operaie, che ora rischia di perdere questa identità costruita in secoli di operosità e creatività produttiva e confronto sociale nel generale stato di crisi in cui ci troviamo.  Lo spettacolo vuole lanciare spunti di riflessione sulla nostra città ora a partire dallo sguardo al passato, e lasciare  immaginare  possibili vie di uscita che facciano ritrovare quella  spinta propulsiva che ha caratterizzato lo sviluppo economico della città.

Lo sviluppo economico dell’antica Portus Naonis ha origine antiche, radici forse genetiche date da un “ dna creativo tipico delle genti di fiume, genti d’acqua, e come l’acqua mobili, fluide e scorrevoli, a differenza delle genti di terra, fisse, dure e ferme”. Inizia così, in modo ironico, la spiegazione della industriosità dei pordenonesi nei secoli, messa a confronto, in un gioco di competizione territoriale, con Udine che di un fiume ha sempre sentito la mancanza.
Il confronto scherzoso con Udine sottende tutto il testo, a ironizzare su invidie e rimostranze che hanno visto nascere la Provincia di Pordenone ed il primato economico del Friuli Occidentale.
Tutta la storia che inizia da questa indubbia fattività e dalle condizione favorevoli del luogo per via dei fiumi, viene dipanata nella sua complessità, diventando però un percorso semplice e immediatamente comprensibile. Le dame delle famiglie veneziane Pedrocchi, Fossati, Galvani, Lombria, Ottoboni, si pavoneggiano a suon di mulini e fabbriche, e mettono in scena l’ operosità e produttività che Pordenone vantava già nel ‘700 con i suoi abili lavoranti. Sarà infatti soprattutto la competenza delle maestranze a favorire la successiva evoluzione produttiva con le filande e poi con i cotonifici. Maestranze prima mansuete, poi combattive, soprattutto femminili. Non mancano nel corso degli avvenimenti industriali ed economici la storia delle due guerre, mentre le nascenti grandi industrie, Zanussi, Locatelli e Savio avevano già incominciato il loro percorso in ascesa. Dal secondo dopoguerra il racconto segue il ritmo sostenuto del rock and roll a sottolineare la rapida crescita industriale della nostra città. Un “superboom”, quello pordenonese, l’antico borgo medievale si trasforma nella contradditoria struttura urbana attuale, che farà dimenticare per sempre l’aspetto del più bel castello della patria del Friuli, come descrisse Pordenone il cronista veneziano Sanudo.
E’ lo scotto che la città paga per lo sviluppo economico. Il racconto segue il susseguirsi delle vicende del grande complesso metalmeccanico pordenonese e del suo capitano Lino Zanussi, fino alla sua morte, nel ’68. Di lì in poi la narrazione percorre i convulsi decenni successivi con le lotte operaie, i cambiamenti manageriali, le acquisizioni in diversificati settori produttivi, gli indebitamenti ed i giochi di finanza e politica, che faranno diventare la Zanussi “un colosso d’argilla”. L’epilogo di questa storia con l’acquisizione dell’Elettrolux, la graduale perdita dell’egemonia cittadina nel settore degli elettrodomestici e le delocalizzazioni, volge infine ai nostri giorni ed alla crisi attuale.
Lo spettacolo termina con il rilancio di una speranza: il recupero di quelle radici primigenie che hanno dato l’impulso fattivo alla città, per approfittare dell’arretramento… e fare un balzo ancora più grande.

Tutto il racconto è commentato dalle musiche ora con la fisarmonica, ora con la chitarra eseguite da Romano Todesco e dalle canzoni popolari e “pop” dei periodi storici di cui si narra.