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Il racconto dei mulini
con Bruna Braidotti e Romano Todesco alla fisarmonica
testi e regia di Bruna Braidotti
collaborazione alle ricerche e ai testi di Giulio Ferrettia


Premio biennale internazionale "La scrittura della differenza" Capri 2008 riservato alle drammaturghe del sud del mondo e, alla sua IV edizione, risulta vincitore per l’Italia “Il racconto del mulino” di Bruna Braidotti. La premiazione è avvenuta a Capri il 19 settembre, con la seguente motivazione “Il testo è stato scelto per la storia che ruotando attorno a due sole figure sceniche riesce a restituirci le trasformazioni sociali del territorio del Nord-Est di Italia. Attraverso l’uso di vari registri linguistici il mulino diventa metafora di uno sviluppo economico controverso restituendoci una riflessione molto attuale sulle trasformazioni delle tecniche ed il loro impatto sull’ambiente e sulle condizioni di vita delle persone.” Lo spettacolo nasce dalla ricerca che la Compagnia fa da 10 anni sul territorio raccontando le vicende storiche di cui è stato testimone. Fiumi, strade, montagne, città, castelli, pievi, porti, ponti, imbarcazioni, vicende umane legate al mondo dell’acqua, dalla preistoria ai nostri giorni sono i protagonisti degli spettacoli che in questi anni la Compagnia ha prodotto per e sul territorio del nord Italia.
In tutti i percorsi di ricerca abbiamo sempre incontrato il mulino idraulico. E’ uno dei temi sempre presenti in tutte le drammaturgie sul territorio e per questo abbiamo colto l’occasione di allestire uno spettacolo specifico sul tema su incarico dell’Ecomuseo delle dolomiti Friulane in collaborazione con il Centro culturale Menocchio.
I mulini idraulicisono luoghi emblematici che hanno rivoluzionato il modo di produrre. Con queste prime macchine ad acqua è iniziata la rivoluzione tecnologica che condiziona tuttora nel bene e nel male il nostro modo di vivere. La loro comparsa segna il passaggio dal mondo antico, in cui la schiavitù ed il lavoro umano coatto era il motore produttivo fondamentale, all’era moderna in cui lentamente inizia un processo di liberazione dalla fatica con l’ausilio delle macchine, processo controverso e non lineare ma in cui ancora siamo immersi , tecnologia al servizio della felicità umana o tecnologia contro il benessere collettivo : centrali nucleari, rigassificatori, centrali eoliche, biotecnologie, ogm, sono alcuni esempi contemporanei di innovazioni tecnologiche sulla cui funzione per il benessere collettivo esiste ora nel mondo un controverso dibattito.
Sarà per questo sviluppo che avrebbero scatenato, che i mulini erano all’origine, luoghi pieni di mistero e fascino, luoghi di perdizione, di eresie, luoghi di peccato, ma anche luoghi di truffe, e luoghi di potere.
I nostri contemporanei conflitti sull’energia sono nodi creati nel medioevo dal girare delle pale con la forza dell’acqua.

LO SPETTACOLO
Sul palco una signora si appresta a tenere una conferenza sul tema del mulino idraulico, spiegando come solo dall’alto medioevo si diffuse la ruota idraulica in concomitanza con la diminuzione della forza lavoro gratuita degli schiavi.
Un black out interrompe questa conferenza e, aspettando che qualcuno risolva il problema tecnico, il racconto continua alla luce di una candela, riandando ai primi monasteri, ai frati ed ai luoghi dove in epoca premoderna compaiono le ruote idrauliche. L’atmosfera si fa più intima, il racconto è quasi confidenziale quando la scena si trasforma attraverso le ombre sul fondo e la sonorità d’organo di una fisarmonica in un monastero.
Incomincia un viaggio nel tempo, dai monasteri d’epoca longobarda al mugnaio eretico del cinquecento Menocchio , alla diatriba fra i mugnai e i padroni delle acque che le utilizzano per la fluitazione del legname, alla dominazione veneziana che ha spogliato i boschi del Friuli, alla scomparsa nell’epoca industriale del mulino idraulico e all’affermarsi dell’energia elettrica con un altro stravolgimento delle acque e del territorio, fino agli attuali problemi energetici.
Un percorso nella storia tracciato da personaggi femminili, dalla monaca Piltrude alla moglie del mugnaio eretico , alla nobile veneziana, alla contadina friulana, alla borghese industriale per finire con la donna d’oggi che non rinuncia al più inutile elettrodomestico elettrico.
Le diverse protagoniste ruotano attorno al mugnaio, interpretato dal musicista , che con la fisarmonica segue, anticipa e commenta le vicende rivissute sulla scena. Rappresenta una figura sociale differente, né servo né padrone, libero soprattutto nel pensiero, come testimoniano i numerosi casi di mugnai eretici condannati dall’inquisizione.


mulini
Lo spettacolo finisce con il black out da dove era partito il viaggio fantastico nel tempo, evento per nulla improbabile, paventando, chissà, la possibile venuta di un nuovo medioevo da cui lo sviluppo tecnologico potrebbe forse ripartire, magari percorrendo altre strade , come quelle che avrebbe potuto percorrere fin dall’inizio se la tecnologia da stupenda opportunità di sviluppo sociale per la collettività non fosse stata ridotta sempre al servizio del potere.
In scena un telo su cui vengono proiettati in controluce immagini delle storie crea di volta in volta suggestioni visive che amplificano le scene . Le vicende di cui si parla si riferiscono al Friuli ed in particolare alla Valcellina.
La lingua segue le inflessioni dei personaggi del territorio raccontato: il friulano, il veneto e l’italiano.

Dalla prefazione del volume “La Scrittura della differenza” a cura di Anna Maria Crispino
Straordinario è poi l’impasto degli idiomi – l’antico dialetto friulano e veneto, il friulano più recente, l’italiano – che in Racconto del mulino, crea Bruna Braidotti per la sua cavalcata nella storia del mulino ad acqua: “tecnologia” antichissima legata alla materialità della vita ed alla possibilità di sopravvivenza, straordinario misuratore dei rapporti di classe in mutamento , sintomo rivelatore del rapporto con l’ambiente e il territorio nel farsi trasformazione da un’economia agricola ad una realtà industriale , con la costante dello sfruttamento della “povera gente”.
Il Mulino è ” parlato“ da mugnaie e nobildonne, mogli, figlie e donne dell’oggi, in un chiacchiericcio della quotidianità che appare come il retrobottega della Grande Storia , ma che nel testo rivela - con pochi tratti sapenti e grande prova dell’unica attrice in scena – il farsi e disfarsi di un mosaico di voci mescolate che la storia ce la restituiscono con precisione da cesellatore.